BioMonitoraggi

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30/10/2016

Nuovi bioindicatori per la valutazione degli impatti antropici negli ecosistemi acquatici


La biodiversità negli habitat acquatici sta diminuendo drasticamente come effetto delle attività umane sempre più diffuse. Gli impatti antropici che minacciano la sopravvivenza di habitat e specie sono svariati e spesso non rilevabili utilizzando le metodiche standard. La normativa vigente a livello europeo si basa primariamente sulla valutazione delle comunità biotica per misura dello stato ecologico. Quasi tutti gli indicatori che si utilizzano al giorno d’oggi sono stati sviluppati sulla base della risposta a singoli gradienti, tipicamente gradienti di inquinamento. Diversi studi hanno dimostrato che praticamente tutti gli Elementi di Qualità Biologica (diatomee, macrofite, macroinvertebrati, pesci) sono in grado di rispondere a inquinamenti di tipo organico o di eutrofizzazione. D’altra parte invece, gli indicatori e le metriche in grado di rilevare gli impatti idromorfologici sono molto più rari. In particolare, i macroinvertebrati sembrano particolarmente insensibili alle variazioni idromorfologiche forse perché la scala spaziale e temporale a cui rispondono è diversa da quella modificata dall’impatto (p.e. Friberg et al. 2009). Le nuove frontiere del biomonitoraggio stanno sperimentando nuovi approcci per tentare di affrontare queste nuove sfide. Tra le alternative più promettenti ci sono i metodi che utilizzano le caratteristiche delle specie (species traits). Il vantaggio è che i traits permettono di comprendere direttamente il legame funzionale tra l’ambiente e la comunità (Menezes et al 2010). Per esempio, i macroinvertebrati possono essere classificati in base alla loro propensità ad essere predati dai pesci, e quindi una variazione a carico dell’ittiofauna determina un impatto anche sulla comunità di macroinvertebrati. Un altro esempio di utilizzo dei traits, ma con le alghe, utilizza le diverse forme di crescita, la capacità di fissare l’azoto e la formazione di spore per rivelare diversi impatti antropici tra cui la diminuzione della portata (Lange et al 2016). Un biomonitoraggio efficacie in grado di rilevare impatti antropici diversi dall’inquinamento-eutrofizzazione richiede un approccio diverso e una più stretta collaborazione tra scienza e applicazione (vedi vignetta tratta da Poikane et al 2016). Il rischio è di causare danni severi all’ambiente senza riconoscerne gli effetti reali.

Friberg N., Sandin L., Pedersen M.L., 2009. Assessing impacts of hydromorphological degradation on macroinvertebrate indicators in rivers: examples, constraints and outlook. Integrated Environmental Assessment and Management 5:86–96.
Lange, K., Townsend, C.R., Matthaei, C.D. 2016. A trait-based framework for stream algal communities. Ecology and evolution, 6(1), 23-36.
Menezes S., Baird D.J., Soares A., 2010. Beyond taxonomy: a review of macroinvertebrate trait-based community descriptors as tools for freshwater biomonitoring. Journal of Applied Ecology 47:711–719.
Poikane S., Kelly M., Cantonati M., 2016. Benthic algal assessment of ecological status in European lakes and rivers: Challenges and opportunities. Science of the Total Environment 568: 603–613.