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24/05/2018

Criticità nella determinazione del Deflusso Ecologico mediante gli invertebrati bentonici


Su Biologia Ambientale, rivista del CISBA (Centro Italiano per Studi di Biologia Ambientale), è stato appena pubblicato un articolo che riguarda le modalità di determinazione del Deflusso Ecologico individuate nel Decreto n. 30/STA del 13.02.2017. L’articolo, a nome di Daniel Spitale e Maria Cristina Bruno, dimostra alcune criticità importanti che potrebbero compromettere l’applicazione corretta del Deflusso Ecologico. Di seguito si riporta l’abstract, mentre l’articolo completo è disponibile su richiesta.

Nel Decreto n. 30/STA del 13.02.2017 si definiscono le Linee Guida per l’aggiornamento dei metodi di determinazione del Deflusso Minimo Vitale e Deflusso Ecologico. La disamina del metodo basato sugli invertebrati bentonici rileva una serie di problematicità che il presente lavoro identifica e discute. 1) Relazione tra STAR_ICMi e portata: le due variabili vanno correlate attraverso un terzo fattore (LRD: Lentic-lotic River Descriptor) che è a sua volta composto da 7 metriche le quali sono ricodificate in maniera arbitraria, e alcune di queste non hanno una relazione diretta con la portata. Si suggerisce di adottare metodi che pongano in relazione diretta STAR_ICMi e portata, senza passare attraverso campagne di misura delle portate che richiedano applicazione del protocollo CARAVAGGIO; 2) Metodo di ponderazione dell’indice STAR_ICMi per ridurre l’abbondanza del benthos in funzione della riduzione dell’habitat: la correzione non agisce sulla presunta riduzione dell’abbondanza assoluta degli organismi bentonici, ma modifica direttamente il valore dell’indice STAR_ICMi. La correzione dell’indice non ha quindi basi ecologiche sostenibili teoricamente; 3) Correzione dell’indice STAR_ICMi per corpi idrici in stato ecologico elevato/buono, verificato applicandolo a dati reali: la correzione, oltre a non avere presupposti ecologici, non è efficace in quanto i valori risultanti sono compresi nell’intervallo di confidenza stesso dell’indice; 4) Applicabilità delle metriche nOCH e AB/BaSi, non adatte al contesto alpino a causa della scarsa presenza dei taxa in esse inclusi. È auspicabile che a livello nazionale si avvii una riflessione più ampia e partecipata, che coinvolga non solo gli Enti di Ricerca predisposti alla definizione delle metriche, ma anche ricercatori e Agenzie per l’Ambiente, in modo da non mettere in campo metodiche e procedure che potrebbero rivelarsi molto presto non idonee a definire i DE secondo le indicazioni fornite nelle Guidance europee.